Carcinoma squamocellulare

CAM01288

In data 15 Marzo 2014 veniva presentato presso la nostra struttura un gatto maschio intero di anni 11 che presentava disfagia, scolo abbondante dalla bocca di aspetto siero-emorragico, alitosi ed uno stato cachettico grave. Alla visita clinica veniva individuata una voluminosa massa sublinguale delle dimensioni di una grossa noce, fortemente adesa ai tessuti circostanti, presenza di ulcere e flogosi diffusa.
La massa si sviluppava inoltre in direzione caudale sino al frenulo, causando grave disfagia e dolore. Il gatto da giorni ormai si alimentava con grande difficoltà, i linfonodi regionali apparivano reattivi, ma non caldi o dolenti. Eseguito lo screening clinico, associato ad esami del sangue e profilo biochimico, non si repertavano alterazioni significative.
Eseguito un esame radiografico del torace non si ritrovavano lesioni. Veniva allora impostata un’adeguata terapia antibiotica ed analgesica per la grave stomatite, ma si procedeva altresì ad un esame citologico previa agofissione.
Venivano eseguiti due campionamenti in successione, ma il quadro risultava sempre fortemente alterato dalla presenza di cellule infiammatorie, tuttavia veniva avanzato il sospetto di lesione a carattere neoplastico, ascrivibile a neoformazione di tipo carcinomatoso-squamoso, infiltrante e particolarmente aggressiva, che sommato all’impossibilita` di procedere per via chirurgica vista la sede della lesione non aggredibile, rendeva la prognosi infausta. In un secondo momento si procedeva ad una biopsia incisionale e successivo esame istologico che confermava il sospetto di carcinoma sublinguale a carattere squamocellulare. Il paziente portava avanti la terapia antibiotica ed analgesica, per circa due settimane, ma al contempo iniziava uno specifico protocollo chemioterapico a base di Piroxicam prima al dosaggio di 0,3 mg/kg, ogni giorno per 15 giorni e successivamente si procedeva al trattamento con Toceranib (Palladia), al dosaggio di 3,25 mg/kg a giorni alterni per sei settimane, monitorando l’emocromo ogni due settimane, e successivamente a seguito di una moderata leucopenia, si optava per una riduzione del dosaggio a 2,75 mg/kg per altri dieci giorni.
La massa si presentava quindi notevolmente ridotta di volume, non piu` sanguinante, ed il paziente riprendeva ad alimentarsi con maggiore facilita`, ciononostante mantenendosi disoressico. Dopo circa sei settimane dall’inizio del trattamento, il perdurare della leucopenia rendeva necessario interrompere il trattamento con Toceranib (Palladia) e si manteneva il trattamento con Piroxicam ad oltranza al medesimo dosaggio di partenza. Il paziente continuava ad alimentarsi seppure con alimentazione umida e morbida.
Il gatto veniva ripresentato in clinica dopo tempo, nel mese di Luglio, per difficoltà respiratoria grave, con rantoli e stress respiratorio marcato. L’esame radiografico metteva subito in risalto delle aree sospette a livello toracico, su entrambi i polmoni, di origine neoplastica. Il proprietario in ragione dello stato clinico del gatto e del referto radiografico, optava subito per l’eutanasia. Il paziente tuttavia dal momento della diagnosi era sopravvissuto circa quattro mesi in discrete condizioni generali, non si sono registrati episodi gastroenterici, vomito o abbattimento; la leucopenia e` stata di fatto il solo elemento rilevato, il paziente complessivamente aveva ben tollerato i protocolli terapeutici.