Sarcoide equino

sarcoide-equino-1

Cuor di Leone, bellissimo esemplare maschio di 5 anni Sella Italiano, viene portato a visita in data 2 Marzo 2013 per una lesione periorbitale comparsa nei precedenti due mesi circa, precedentemente vista e trattata da altri colleghi come una neoplasia di tipo sarcomatoso.
Veniva eseguita una biopsia incisionale, il successivo esame istopatologico evidenziava in effetti una lesione a carattere neoplastico di origine mesenchimale, ascrivibile a Sarcoide equino. La lesione veniva sottoposta ad un doppio ciclo di elettrochemioterapia, utilizzando Cisplatino intralesionale. La massa si riduceva di volume solo parzialmente, notevole era la reazione infiammatoria dei tessuti molli viciniori, l’edema e l’iperemia dell’intera regione oculare di destra. Il proprietario riferiva che il cavallo nei due mesi precedenti aveva subito un trauma in box, una forte contusione proprio della regione zigomatica di dx, con abrasione, che dopo la rimarginazione, gradualmente, ha sviluppato questa massa esuberante, divenuta via via sempre piu` prominente, dura, dolente sino a procurare una moderata ptosi della palpebra superiore di dx. In effetti alla visita in box nei primi di Marzo, il cavallo presentava una lesione di grosse dimensioni, pari ad un limone, 5-6 cm in diametro, fortemente adesa ai piani sottostanti ed ai tessuti limitrofi. La lesione appariva ulcerata nella sua porzione superiore, il cavallo aveva molto dolore alla palpazione, dovuto al marcato edema di tutta la regione zigomatica, l’occhio dx era mantenuto parzialmente chiuso. La visita clinica e la palpazione della regione mettevano in risalto la marcata adesione della neoformazione, quasi non spostabile, tuttavia non adesa al tavolato osseo e quindi fortunatamente non ancora osteolitica. La lesione dopo il doppio ciclo di elettrochemioterapia con Cisplatino, era gradualmente aumentata di volume; in ragione dell’ottima compliance del proprietario, estremamente motivato, della deludente risposta alla precedente chemioterapia, si optava per un radicale cambiamento del protocollo operativo. Anzichè ripetere un nuovo ciclo di elettrochemioterapia, inserendo nel protocollo chemioterapico anche la Bleomicina intralesionale, vista inoltre l’indole particolarmente nevrile del soggetto, si decideva una terapia alternativa assai meno invasiva e stressante per il cavallo. Le condizioni generali del soggetto sono sempre state ottime, il cavallo per altro di alta genealogia, si e` sempre allenato durante tutta la durata della terapia, senza mostrare alcun tipo di sofferenza o di calo delle sue performance sportive.
S’impostava un doppio ciclo di terapia locale a base di XXTerra, pomata, il cui principio attivo della pianta Sanguinaria coadiuvato da altri estratti vegetali, agiva direttamente sulla neoplasia. Si faceva riferimento a numerose pubblicazioni scientifiche, relative al gia` testato principio in casi analoghi, dapprima nel Regno Unito e successivamente in Italia, con ottimi risultati.
Il protocollo consisteva nell’ applicazione di pomata direttamente sulla lesione, l’operatore indossava sempre dei guanti di protezione, si manteneva uno strato di un paio di centimetri che veniva gradualmente assorbito. Il trattamento veniva eseguito quotidianamente per sette giorni. Alla fine del trattamento si apprezzava la formazione di un’imponente escara, che ricopriva tutta la regione zigomatica, l’area era fortemente iperemica e dolente.
Il cavallo mostrava fastidio alla palpazione della zona e fotofobia, ma nonostante cio` non accusava altro genere di disturbo. La lesione crostosa permaneva per circa 6-8 giorni, caduto lo strato necrotico, residuava un’area alopecia, iperemica e indolente; questa si presentava notevolmente ridotta di volume rispetto alla lesione di partenza. Gia` dopo il primo trattamento la palpebra superiore dx non era piu` interessata e l’occhio veniva mantenuto aperto normalmente. Si procedeva con una fase di pausa di una settimana prima di iniziare con un nuovo secondo ciclo con le medesime modalità del precedente, fatto salva l’applicazione di una pomata lenitiva a base di Aloe, che aiutava nel ridurre l’effetto vescicante del chemioterapico e dare notevole sollievo al cavallo.
Anche a seguito del secondo ciclo, si apprezzava la formazione di un’escara, ma in questo secondo caso la lesione crostosa era ancora piu` estesa della precedente. Allo stesso modo la lesione vescicolare che si sviluppava era particolarmente marcata, interessando un’area ancor piu` vasta della precedente, la regione zigomatica e quella temporale. Una volta caduta la crosta si apprezzava una riduzione di volume della lesione di notevole entita`. Residuava solo un piccolo rigonfiamento della grandezza di una piccola nocciola, nella parte piu` caudale della lesione originaria, non particolarmente duro, moderatamente adeso al piano sottostante e del tutto indolente. Il crine cominciava gradualmente a ricrescere gia` a 15-20 giorni dalla fine del secondo ciclo. Il cavallo non accusava alcun genere di fastidio post trattamento ne` a livello locale ne` sistemico. A due mesi dalla fine del secondo ciclo, il cavallo e` in ottime condizioni di salute, la lesione non e` piu` apprezzabile alla visita clinica, ispezione e palpazione, e pertanto il paziente e` da considerarsi in remissione.
Il follow up prevede controlli seriali ogni 40-60 giorni, vista la possibilita` di una recidiva della lesione nella medesima localizzazione periorbitale. Stando ai dati disponibili in letteratura, una totale assenza di lesione rilevabile a due mesi circa dalla fine del protocollo, fornisce ottime indicazioni per una prognosi piu` che buona, poiche` solitamente la gran parte delle recidive, e specie nei casi di sarcoidi poco responsivi, si registra proprio nei primi due mesi post trattamento chemioterapico.